Il territorio
Tre comuni e una frazione, un solo vitigno: il Nebbiolo. Ma non esiste un solo Barbaresco.
A est di Alba, sulla riva destra del Tanaro, le colline sono più basse e più dolci che nel Barolo: il fiume è vicino, mitiga il clima e anticipa la vendemmia.
I suoli sono gli stessi della Langa del Barolo: marne di Sant'Agata Fossili a nord, verso Barbaresco, e Formazione di Lequio a sud, verso Treiso.
Appena 763 ettari, circa un terzo del Barolo. Dal 2007 il disciplinare riconosce 66 MGA, le prime in Italia. Nessuna menzione comunale in etichetta: il nome del paese, qui, non si legge. Ma si sente.
Barbaresco
Il classico e profondo
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MGAAsili · Rabajà · Montestefano · Ovello
Il comune che ha dato il nome al vino, affacciato sul Tanaro dalla sua torre medievale. Qui dominano le marne di Sant'Agata Fossili: calcaree e bluastre, le stesse che a La Morra danno profumo e finezza.
Il territorio si divide in quattro settori, ognuno con i suoi cru: dal versante orientale di Ovello, Montefico e Montestefano alla valle degli Asili, con Rabajà e Martinenga.
È qui che il Barbaresco ha costruito la sua fama nel mondo: eleganza, tannino fine, longevità sorprendente. Il mercato lo tratta come il grand cru della denominazione: qui nascono i Barbaresco più quotati e collezionati.
Classico nel senso più pieno della parola.
Neive
Il ricco e sfaccettato
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MGAGallina · Albesani · Basarin · Currà
Prima sorpresa: il comune più vitato della denominazione non è Barbaresco, ma Neive. Il territorio si divide in due macroaree distinte: verso nord prevalgono le marne di Sant'Agata, a sud del paese la Formazione di Lequio, più compatta e sabbiosa.
Nel mondo, Neive è anzitutto la casa di Bruno Giacosa: il suo Santo Stefano, dentro la MGA Albesani, è un vino di culto per i collezionisti.
Vini generosi, di frutto maturo e spezia dolce, con un'aromaticità che si apre presto e una struttura che cambia da collina a collina.
Il Barbaresco più ampio e caleidoscopico.
Treiso
Il fresco e affilato
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MGAPajorè · Rizzi · Nervo · Rombone
Il comune più alto della denominazione, a sud, dove le colline salgono fino a circa 450 metri. Domina la Formazione di Lequio: marne grigie compatte alternate a sabbie, più povere di quelle del nord. Quota ed escursioni termiche preservano l'acidità e allungano la maturazione.
Il risultato è un Barbaresco teso e verticale: frutto rosso croccante, profumi netti, tannini affilati.
Fino a pochi anni fa era il nome meno noto; oggi la critica internazionale viene qui a cercare le novità della Langa.
Il Barbaresco d'altura.
San Rocco Seno d'Elvio
Il nascosto e setoso
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MGARocche Massalupo
Seconda sorpresa: l'angolo più piccolo della denominazione è una frazione di Alba, ma di Barbaresco per storia e per suolo. Il nome ricorda Publio Elvio Pertinace, imperatore romano per pochi mesi nel 193 d.C.
Geologicamente è la prosecuzione di Treiso, sulla stessa Formazione di Lequio, ma più bassa, verso Alba: tre delle sue quattro MGA sono condivise con il comune vicino. L'unica tutta sua è Rocche Massalupo.
Vini setosi, di frutto maturo e terra, pronti prima degli altri. È il meno raccontato: i produttori seguiti dalle guide si contano sulle dita di una mano.
Il segreto meglio custodito del Barbaresco.