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Barbaresco: Guida ai comuni

4 min di lettura

Le zone
  1. Guida rapida
  2. Il territorio
  3. Barbaresco
  4. Neive
  5. Treiso
  6. San Rocco Seno d'Elvio

Guida rapida

ZONAMGACARATTERE
Barbaresco25Classico, profondo
Neive20Ricco, sfaccettato
Treiso20Fresco, affilato
San Rocco Seno d'Elvio4Nascosto, setoso

Il territorio

Tre comuni e una frazione, un solo vitigno: il Nebbiolo. Ma non esiste un solo Barbaresco.

A est di Alba, sulla riva destra del Tanaro, le colline sono più basse e più dolci che nel Barolo: il fiume è vicino, mitiga il clima e anticipa la vendemmia.

I suoli sono gli stessi della Langa del Barolo: marne di Sant'Agata Fossili a nord, verso Barbaresco, e Formazione di Lequio a sud, verso Treiso.

Appena 763 ettari, circa un terzo del Barolo. Dal 2007 il disciplinare riconosce 66 MGA, le prime in Italia. Nessuna menzione comunale in etichetta: il nome del paese, qui, non si legge. Ma si sente.

Barbaresco

Il classico e profondo

1 di 4

25 MGA · 170–340 m

MGAAsili · Rabajà · Montestefano · Ovello

Il comune che ha dato il nome al vino, affacciato sul Tanaro dalla sua torre medievale. Qui dominano le marne di Sant'Agata Fossili: calcaree e bluastre, le stesse che a La Morra danno profumo e finezza.

Il territorio si divide in quattro settori, ognuno con i suoi cru: dal versante orientale di Ovello, Montefico e Montestefano alla valle degli Asili, con Rabajà e Martinenga.

È qui che il Barbaresco ha costruito la sua fama nel mondo: eleganza, tannino fine, longevità sorprendente. Il mercato lo tratta come il grand cru della denominazione: qui nascono i Barbaresco più quotati e collezionati.

Classico nel senso più pieno della parola.

Neive

Il ricco e sfaccettato

2 di 4

20 MGA · 180–400 m

MGAGallina · Albesani · Basarin · Currà

Prima sorpresa: il comune più vitato della denominazione non è Barbaresco, ma Neive. Il territorio si divide in due macroaree distinte: verso nord prevalgono le marne di Sant'Agata, a sud del paese la Formazione di Lequio, più compatta e sabbiosa.

Nel mondo, Neive è anzitutto la casa di Bruno Giacosa: il suo Santo Stefano, dentro la MGA Albesani, è un vino di culto per i collezionisti.

Vini generosi, di frutto maturo e spezia dolce, con un'aromaticità che si apre presto e una struttura che cambia da collina a collina.

Il Barbaresco più ampio e caleidoscopico.

Treiso

Il fresco e affilato

3 di 4

20 MGA · 220–450 m

MGAPajorè · Rizzi · Nervo · Rombone

Il comune più alto della denominazione, a sud, dove le colline salgono fino a circa 450 metri. Domina la Formazione di Lequio: marne grigie compatte alternate a sabbie, più povere di quelle del nord. Quota ed escursioni termiche preservano l'acidità e allungano la maturazione.

Il risultato è un Barbaresco teso e verticale: frutto rosso croccante, profumi netti, tannini affilati.

Fino a pochi anni fa era il nome meno noto; oggi la critica internazionale viene qui a cercare le novità della Langa.

Il Barbaresco d'altura.

San Rocco Seno d'Elvio

Il nascosto e setoso

4 di 4

4 MGA (1 esclusiva) · ~200–350 m

MGARocche Massalupo

Seconda sorpresa: l'angolo più piccolo della denominazione è una frazione di Alba, ma di Barbaresco per storia e per suolo. Il nome ricorda Publio Elvio Pertinace, imperatore romano per pochi mesi nel 193 d.C.

Geologicamente è la prosecuzione di Treiso, sulla stessa Formazione di Lequio, ma più bassa, verso Alba: tre delle sue quattro MGA sono condivise con il comune vicino. L'unica tutta sua è Rocche Massalupo.

Vini setosi, di frutto maturo e terra, pronti prima degli altri. È il meno raccontato: i produttori seguiti dalle guide si contano sulle dita di una mano.

Il segreto meglio custodito del Barbaresco.

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